martedì 9 maggio 2017

LA SCALA


Leggendo un libro sull'alpinismo scopro che la parente nord del Cervino è stata conquistata per la prima volta da due fratelli, Toni e Franz Schmid nel 1931. La particolarità, una di quelle cose che spesso mi lasciano a bocca aperta leggendo questi racconti, è che i due fratelli sono partiti da Monaco di Baviera in bici, viaggiando per sei giorni, con tutto l'occorrente caricato sui loro “mezzi”, attraversando le Alpi, fino a raggiungere Zermatt, una volta sotto quella impressionante parete li aspettava un salto nel buio, un azzardo di quelli che fan accapponare la pelle, un tentativo che poteva prevedere un facile “non ritorno”: Toni scrive: “V’è solo una possibilità: quell’intaglio gigantesco ma poco profondo, che segna tutto il terzo centrale della parete, salendo ripidissimo da sinistra verso destra, e nel quale, come in un imbuto, si raccolgono le scariche dei sassi. Attraverso quell’inferno di pietra e di ghiaccio deve tuttavia passare chi vuole raggiungere la vetta.”
Questi due fratelli si apprestavano a fare qualcosa di fisicamente devastante, mai provato o di sicuro mai riuscito, viaggiando prima per sei giorni in bici, con più di 500km, sulle Alpi, nel 1931, millenovecentotrentuno!! Non so se rendo l’idea. Persone come queste, come l’immenso Bonatti e come altri grandi alpinisti di un tempo mi fanno capire di cosa è capace l’uomo in determinate occasioni. Riescono a farmi sentire un merda sportivamente parlando, anche se nel mio sport di impegno ne metto e ne metto parecchio, anche se qualche piccolissima, sottolineo piccolissima, “impresa” ogni tanto la tento, anche se mi alleno con costanza e con fatica quasi giornalmente, ma davanti a queste imprese assurde, di fronte a questo coraggio, abnegazione, sopportazione del dolore e della fatica mi sento uno sportivo insignificante e piccolo piccolo. Ed è per questo che in una mia scala di valori sportivi loro sono là, davanti a tutti, in cima. Poi dietro, più sotto tutti gli altri, anche gli alpinisti moderni, capaci di imprese certamente enormi, ma che dalla loro hanno tecnologia e attrezzatura all’avanguardia, poi il resto, i pro e gli amatori di tutte le altre discipline, che tutti i giorni o quando riescono si impegnano al massimo, a qualsiasi livello essi siano, nel loro sport… e poi? Poi in fondo ci sono loro, quei personaggi che su quella scala non possono neanche appoggiarci un piede, sì loro...
quelli con la bicicletta elettrica.

giovedì 8 settembre 2016

APPENNINO ULTRA TRAIL


Il tempo vola veloce, è un anno che non scrivo più niente di spensierato e leggero sul mio blog. Ma adesso ho una cosa da raccontare,  perché è la degna prosecuzione di quello che in estate, da 3 anni,  sto facendo. Un giro lungo o una impresa che segnano un solco nella mia vita, quelle cose che ti lasciano un segno dentro che ti ricordi a colori anche dopo anni e anni.

Era il 2014 quando ci siamo fatti con Fra, Davide e Marco un giro spettacolare di 2 giorni tra Italia e Vallese, nel 2015 ho alzato l'asticella con il Tour de Gran Combin, facendolo da solo in tenda in 2 giorni, quest'anno su ancora! Non con un giro alpino, ma un giro "appennino".
Mi hanno sempre affascinato i giri lunghi, la sfida con se stesso sul "quanto posso resistere?", mi piace, anche se in maniera diversa, arrivare al limite con il mio corpo, sportivamente parlando :) , dallo scatto feroce in una PS di Enduro, ad una lunga salita fatta a tutta, ad una lunga discesa affrontata senza pause, a.... (e mi mancava proprio questo) una gara o un giro molto lungo da affrontare con la testa più che con le gambe.
L'occasione ghiotta arriva da un banner su Facebook a fine primavera, leggo "Appennino Ultra Trail", 135km 5600mt+ senza pause, 2 giorni di tempo per finirla, ma se vuoi anche moooolto meno.... Faccio due conti:
  • l'appennino mi affascina, non ci sono mai stato, ma so di posti davvero belli
  • l'MTB giusta per una cosa del genere è già nel mio garage
  • lo zaino ce l'ho
  • la voglia anche

giovedì 17 dicembre 2015

CIAO NONNA!


Eri una donna piccola piccola ma con una forza enorme, e l'hai dimostrato ancora una volta nei tuoi ultimi giorni in ospedale, hai lottato con una forza gigantesca come le montagne, quelle montagne ruvide che ti hanno visto nascere e crescere, che ti hanno visto lavorare durissimo fin da piccina, quelle vette severe e spoglie hanno fatto da cornice a una vita aspra e a un destino severo, troppo severo. Dei tuoi incredibili racconti ho sempre ammirato il coraggio e la forza nel voler cambiare quel destino, in tempi non certo facili. Da quella vita sei riuscita a scappare per fartene un'altra, sempre difficile, ma che probabilmente tu avevi scelto. Avevi occhi azzurri profondi, a cui ho sempre invidiato la luce, occhi piccoli, ma se ci sapevi guardare dentro riuscivi a  vedere la vitalità intensa di quelle pupille, quel luccichio, quella profondità di chi ha visto molte cose belle e brutte, ma molte ne vorrebbe ancora vedere. Hai vissuto fino all'ultimo libera, fino a dieci giorni dai tuoi 100 anni nella tua casa, da sola, ma mai sola, cercando sempre di essere più autonoma e indipendente possibile.
Eri forte nonna, eri una donna che mi ha ispirato, poche parole e tanti fatti, a cui sento di volere ancora un gran bene. Sono orgoglioso di avere nelle mie vene parte del tuo sangue, ne vado fiero, e spero che la caparbietà e la forza che metto ogni giorno nel raggiungere i miei obiettivi, le mie vette, rendano merito a quello che tu sei stata per me, per i tuoi figli e i tuoi nipoti.
Te ne sei voluta andare proprio nei giorni in cui, per un gioco del destino, si susseguono e si sovrappongo ricorrenze di nascite nella nostra famiglia: la tua e quella di tua figlia nello stesso giorno e quella di mio figlio il giorno successivo. Ci hai voluto insegnare silenziosamente che la morte non è altro che un processo naturale legato indissolubilmente alla nascita e viceversa, come il naturale ciclo della vita, come il naturale susseguirsi delle generazioni. Tutto ha un inizio e una fine, ma ad ogni fine c’è sempre un nuovo inizio, una nuova partenza, una nuova vita.

Ciao Nonna Emilia!

giovedì 3 settembre 2015

TOUR DEL GRAND COMBIN - SOLO

Il fascino dei giri alpini di più giorni mi è rimasto dentro dall'anno scorso, dopo una due giorni indimenticabile con dei compagni di viaggio eccezionali, dei grandi pedalatori. Un giro di 120 km con 5300mt di dislivello, una traccia inedita che avevo progettato e che si è rivelata un tour fantastico.
Quest'anno la voglia di ripartire per un altro giro simile è grande, e per un pò mi focalizzo su un anello nelle valli dell'Ossola, bello ma probabilmente poco ciclabile. Sono ormai convinto di partire su quella traccia quando mi torna in mente questo giro: il Tour del Gran Combin, un anello che normalmente si effettua in 3 tappe da circa 40km. Tre giorni però per me sono troppi con 2 bimbi piccoli a casa che mi aspettano, quindi mi convinco che posso riuscire a fare quella traccia in 2 giorni e dato che in questo periodo soffro di una specie di crisi d'identità ciclistica, ma sono comunque molto ben allenato, mi prefiggo anche di farlo da solo, in autonomia e con la tenda.

lunedì 25 maggio 2015

24H DI FINALE



Lezione n1
Nulla dovrebbe essere improvvisato

Lezione n2
Quelli che mi dicono che pedalo forte non hanno mai visto quelli che pedalano forte davvero.

Lezione n3
Per me è difficile gioire se la squadra per cui corro si impone tra le migliori quando in realtà io ho fatto proprio poco per contribuire a quel risultato. Sono contento per loro, ma non mi va di alzare le braccia tanto quanto chi ha fatto la differenza con le proprie capacità e la sua notevole preparazione.
E quindi in cima a quel podio non son voluto salire.

Lezione n4
Andare in MTB di notte mi piace, anche se a tutta, in fuorisoglia alle 2 e mezza di notte, dopo la pioggia, su di un sentiero mai percorso, su di una MTB mai usata prima.

E questo per me significa amare la bici alla follia!

giovedì 7 maggio 2015

UNA PERSONA CHE STIMO...


...e che mai mi stancherei di leggere.

"Nessuno lo sa, dove cominciano le corse. Da una strada strada, da un bar, da una scuola, dalle scale di una chiesa. Da una piazza. Da un castigo. Da un divieto. Dal paese della nonna o della zia, dal mare, da sotto il ponte di una ferrovia. Nessuno lo sa perché si gareggia, per vincere o solo per non perdere, per essere primo, per non essere l'ultimo, per stare in compagnia, per non avere paura. Per sentirsi vivi. Per non sentirsi morti. Per non essere soli. Nessuno lo sa veramente, il perché. Nessuno lo sa dove finiscono le corse, se in cima a una salita, in fondo a una discesa o dietro a una curva, in fondo al rettilineo, in fondo al cortile, dentro a un abbraccio, in un mazzo di fiori, nella boccia di Champagne, in un angolo di noi stessi o magari in cantina. Lo sanno tutti che le gare, tutte le gare del mondo, quelle belle, dopo la linea del traguardo non finiscono. Casomai, ricominciano."

Emilio Previdali

mercoledì 29 aprile 2015

IMPEGNATO? NOOOO....

Ecco.. un'altra volta ho perso di vista il mio blog...
Di settimana in settimana spero che la mia vita diventi leggermente, mi basterebbe leggermente, più tranquilla, in realtà non è mai così. Durante l'assenza da queste pagine c'è stato un viaggio a Londra indimenticabile, primo vero test per la nostra famiglia su di un viaggio vero, un viaggio dinamico e non di certo rilassante, fino ad ora solo vacanze al mare e qualche week end in agriturismo. A Londra invece Olivia e Marcello si sono dimostrati instancabili, abbiamo camminato, camminato e ancora camminato, senza passeggino, senza prenderli in braccio, sotto la pioggia. Ci hanno stupito. Forse è vero che sono più le preoccupazioni dei genitori a frenare le iniziative e non le reali difficoltà di un bimbo di 3 anni appena.


Rientrato dall'affascinante capitale inglese mi son dovuto concentrare immediatamente sulla prima gara del circuito 360Enduro a Coggiola, sono riuscito a provare solo mezza giornata furgonando con il Team Manager (mio papà) al volante.